Selfie stick e Comunismo fotogenico

selfiecina0selfiecina4Molti musei la stanno proibendo, l’asta telescopica per fare autoscatti a distanza, dopo la presa di posizione proibizionista di alcuni importanti nomi statunitensi. Adesso l’oggetto del desiderio del momento entra nel tempio comunista più famoso al mondo, l’Assemblea cinese del Popolo. Nell’ultimo giorno della riunione che ha portato  a Pechino quasi tremila delegati da tutta la Cina, nella solenne Grande Sala del Popolo è apparso il gadget più narciso  del momento. E’ un’immagine solo apparentemente sacrilega, quella che con un gesto individualista e sorrisi di maniera spezza visivamente in senso dell’assemblea riunita nelle stanze del Comunismo par excellence. Perché non sono stati proibiti? La risposta forse è nelle photogallery che rimbalzano da un giornale online all’altro, e mostrano alla platea mediatica globale i delegati cinesi in versione smart, insomma un comunismo fotogenico che appare più simpatico e ammiccante. Forse è solo un altro modo, evoluto e per niente ingenuo, per continuare il discorso visivo che era cominciato con Mao, come si vede in Chinese Propaganda Posters.

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Immagine da ‘China Propaganda Posters’ (Taschen)

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Selfie-stick vietato nei musei Usa. E qui?

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Facebook/BuzzFeed

E’ sempre così, appena qualcosa comincia a piacere tanto arriva il divieto. E così arriva un duro colpo alla moda egotica del momento, che piega l’arte a propria misura di smartphone. Obama ci aveva appena divertito giocando con l’accessorio must per i cultori dell’autoritratto prêt-à-porter, quel bastone allungabile che permette inquadrature con prospettive da lontano. Adesso i musei statunitensi – MoMa a New York, Getty Center di Los Angeles e altri – decidono di vietarlo. È pericoloso – questo il motivo ufficiale – sia per visitatori che per le opere d’arte. Non è una crociata contro i bastoni – spiegano i responsabili – ma una precauzione contro tutto ciò che può ‘oscillare’ intorno ai visitatori. E pensare che farsi il selfie accanto a un’opera d’arte è diventata una maniera imperante sul Web,  siti come Artselfie sono pieni di ‘capolavori’.

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Chissà se anche in Italia si aprirà un dibattito. Forse no, visto che per alcuni la pratica del selfie nei musei aiuta la divulgazione della cultura (sic). La ressa davanti a certe opere è nota, al Louvre  la Gioconda è faticosamente visibile attraverso il baluginio di devices branditi come armi verso l’aura magica del piccolo quadro. La giusta decisione americana pecca solo di pragmatismo nella motivazione. E’ possibile che il selfie-stick danneggi fisicamente chi si trova davanti all’opera, ma è sicuro che urta i nervi dei non selfie-isti  (quelli che sono rimasti) e impedisce la fruizione dell’arte.

Obama e il meta-selfie

Cosa c’è aldilà del selfie fatto dal politico, dall’uomo di potere, dalla celebrity che per un attimo diventa seduttivamente  ‘come noi’? C’è quello che ha fatto Barack Obama. Un video – intitolato Le cose che tutti fanno ma delle quali nessuno parla – con cui il presidente invita a cliccare  sul sito dell’assistenza sanitaria. Nel video Obama gigioneggia con smorfie varie davanti allo specchio, prova i discorsi ad alta voce, fa James Bond nell’atto di sparare, inzuppa i biscotti nel latte – ma non ci riesce perché il bicchiere è troppo stretto e i dolci troppo grandi – disegna un ritratto della First Lady Michelle, prova gli occhiali da sole di Joe Biden, mima una partita di basket.

E si fa un autoscatto nello Studio Ovale con l’asta per i selfie.

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Facebook/BuzzFeed

Come prevedibile, Obama che interpreta se stesso come in un film comico sta incontrando grande successo in Rete. E se a molti sembra l’ultima spiritosa trovata di un genio della comunicazione mediatica, i Repubblicani lo hanno criticato perché con le sue smorfie svilisce la Casa Bianca.

In realtà mostrando qualcosa che i potenti tengono normalmente fuori scena – le facce fatte allo specchio evocano una ‘doppiezza’ che non rassicura e ricorda il frequente istrionismo del politico ‘attore’ – Obama ha fatto un gesto doppiamente o-sceno, a suo modo eversivo. Mettere insieme autoironia e potere, e andare oltre il vezzo dell’autoscatto (che peraltro lui aveva inaugurato, attirandosi molte critiche, alla cerimonia per Mandela) mostrando se stesso mentre si fa un selfie con la ridicola prolunga di metallo. Decostruendo il gesto social-fotografico più popolare e ruffiano del momento, lo ridicolizza. E trasforma  i riti del Potere in una Comédie humaine.

Il video di BuzzFeed

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Facebook/BuzzFeed

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Facebook/BuzzFeed