E Pinterest fu

Il nuovo social network che cresce con ritmi inaspettati ha bandito le parole a favore delle immagini. Pinterest è semplice e piacevolmente childish nell’istigare il neofita – all’inizio un po’ incredulo per tanta laconicità – a collezioni (boards, lavagne) di ‘figurine’ a tema. E a pinnare – neologismo che si affianca ormai a postare, twittare, taggare, eccetera – sono anche soggetti in teoria restii ad abbandonare la confortante abitudine alle parole.

Editori, librai, scrittori, tutti sono arrivati sul nuovo spazio e collezionano le loro immagini. Certo, ora  ‘esserci’ sta diventando obbligatorio vista la popolarità esplosiva che Pinterest sta guadagnando; ne è una conferma anche la rapidità con cui gli altri social hanno preparato strumenti per dialogare con la nuova piattaforma. Un grande editore come Einaudi, per esempio, ha nella sua pagina Pinterest ben 33 boards, che perlopiù presentano (con la copertina, o con immagini accompagnate da una breve didascalia) i libri in uscita. Marcos y Marcos affianca alle novità editoriali boards come Italia in bianco e nero, Il mondo della radio. Fanucci editore tra l’altro ha un board di citazioni autografe. Electa tra i molti boards ha un bellissimo Album di fotografie dal quale prendiamo questa di Mark Rothko con la moglie e il figlio. Su Pinterest c’è anche una ricca pagina di Booktrailer e di scrittori, viventi o del passato. E una piacevole sorpresa trovare immagini prima ignorate e comunque difficili da reperire, per quanto siano in un social che affastella insieme opere arte e piatti di cucina, design, animali, automobili. Insomma, tutto.

La fotografia, d’autore e di ogni tipo,  è ovviamente molto presente il questo social network, che però resta deludente per le poche informazioni che dà sulle immagini, come su tutto il resto. La semplicità è pagata con il modo poco rigoroso con cui molti pinnano. Per ora.
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Le vite degli altri

Le vendite dei libri crollano ancora. I dati del 2011 presentati dal Centro per il libro fotografano un calo degli acquirenti del 10% nell’ultimo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2011. Ognuno ha speso in media 30,69 euro. I lettori sono diminuiti del 6%. Solo il 49% degli italiani ha letto almeno un libro. Le donne leggono di più (53% contro 43%), ma le lettrici accanite scendono al 4%. Anche quel 5% di ‘lettori forti’ che leggono più di dodici libri all’anno sembra vacillare. Si vendono di più i libri low cost, è in crisi la fascia di prezzo dei 20-30 euro. Anche l’ebook non è all’altezza delle paginate che ne hanno salutato l’esordio, anzi i dati mostrano che i lettori sono decisamente più numerosi delle copie vendute, segno che la pirateria ha intaccato con forza il settore. La tendenza al ribasso sembra confermata anche nel 2012. In questo tracollo i più esposti sono i piccoli  e medi editori, ma è ormai tutto il settore a sentire avvisaglie funeste. E non solo per effetto della crisi.

In un Paese gremito di scrittori, aspiranti, dove ormai ogni tre mesi si fa la conta dell’emorragia di lettori, e dove qualche autorevole intellettuale azzarda che sia meglio non leggere piuttosto che leggere bestseller, qualcuno prova a dare una spiegazione sociologica del fenomeno. Stefano Bartezzaghi accusa la nostra classe dirigente di non parlare mai di libri, aldilà di generiche banalità, e quindi di non contribuire a diffondere un’attività che è anche un’attitudine imitativa. Non so se saremmo più stimolati alla lettura se ogni tanto ci capitasse di ascoltare l’eloquio dei nostri politici applicato ai libri prediletti, ma certo più dell’imitazione avvicina alla lettura un bisogno profondo.

E’ questo bisogno che si è affievolito. Forse in passato ci si tuffava di più nei libri per conoscere ‘le vite degli altri’ e indirettamente la propria, educandosi a una specie di introspezione più o meno complessa. Oggi dominano altre forme di narrazione. Oggi le vite degli altri sono più facilmente raggiungibili nei social network, dove siamo tutti ai lavori forzati del wit e delle auto-rappresentazioni fotografiche. Oppure nei telefilm, moderni racconti dickensiani del mal du vivre e dintorni. La lettura resta, i libri restano, ma come un fiume carsico in un tempo che ha scelto di rappresentarsi (soprattutto) per superfici.

Salva come preferito

Nella sua suddivisione in gruppi, Io odio… oppure Io amo… – con relative tifoserie al seguito – Facebook propone una suddivisione del mondo secondo modalità regressive, e uccide l’argomentazione come stile di confronto intersoggettivo. Così riporta le persone a un periodo molto arcaico dello loro evoluzione. E’ il bambino a scindere tra oggetto buono e oggetto cattivo, come afferma Melanie Klein. Sostiene che fin dall’inizio della vita si contrappongono un istinto di vita e un istinto di morte. Entrambi vengono proiettati su oggetti esterni: i primi saranno oggetti ‘cattivi’, i secondi oggetti ‘ideali’. Dunque l’oggetto è vissuto in modo polarizzato, esattamente come l’Io è diviso in una parte ideale e in una parte distruttiva. Due le relazioni oggettuali che ne discendono: in una il bambino esprime amore, nell’altra odio.

Allo stesso modo, è facile, nel costume del social network, eleggere un soggetto a prediletto e un attimo dopo escluderlo dalla propria rete di contatti. Questa modalità ‘bipolare’ è considerata un plus della socialità via internet. Si può entrare e uscire da ogni ‘relazione’ – si può interrompere o meno ogni contatto – con un battito di ciglia, e di mouse. Il bon ton della Rete è in effetti un non ton.

Il punto non è la discussione morale-moralistica di questa (non) etichetta ma piuttosto quanti e quali di questi comportamenti trasmigrino nelle relazioni extra internet; quanto l’opzione del ’salva come preferito’, e il suo contrario, diventino parte del proprio repertorio di gesti quotidiani. Sempre più ‘bipolari’, capricciosi, idiosincratici, insofferenti di ogni divenire, di ogni Altro oppositivo a un Io che si vuole intangibile e, se non onnipotente, almeno potente. La Rete è un complesso oggetto transizionale winnicottiano, un grande gioco per adulti. È intessuta dall’Io intrappolato da se stesso e in se stesso, opera anonima di un grande Ragno dell’affabulazione e dell’infinito intrattenimento.