‘Finding Vivian Maier’ verso l’Oscar

maier-copertina-269x300Per quanto reticente, quale Vivian Maier era, con la morte il suo mistero si è approfondito. Senza voler rivelare le sue motivazioni e il suo mestiere, non ci resta che ricostruire la vita e gli intenti di una artista partendo dai provini scartati, senza la possibilità di ottenere risposte definitive.

(John Maloof)

Nel 2007 il govane storico dilettante John Maloof capitò alla casa d’aste di fronte alla sua abitazione e comprò, per 380 dollari, una scatola di 30mila straordinari negativi di un’artista sconosciuta le cui fotografie di strada di Chicago e New York rivaleggiavano con quelle di Berenice Abbott. Il collezionista scoprì che erano opera di una misteriosa bambinaia di nome Vivian Maier, che visse crescendo i figli dei ricchi di zone suburbane, e si dilettava catturando il mondo circostante nei minimi dettagli, con suggestive composizioni. Affascinato, Maloof cominciò a catalogare il materiale, compresi più di 10omila negativi , migliaia di stampe , 700 rotoli di pellicola non sviluppata a colori, filmati, interviste audio, e anche le sue macchine fotografiche originali. Solo dopo la morte di Maier, nel 2009, il suo lavoro ha avuto un riconoscimento internazionale – con mostre in tutto il mondo, una splendida monografia e anche un documentario. Ma solo nel 2013 sono uscite le sue foto più intime con Vivian Maier, Self-PortraitsPoi, firmato dallo stesso John Maloof insieme a Charlie Siskel, il documentario Finding Vivian Maier , che corre per l’Oscar 2015. Se ne parla in  questo servizio. Il sito  Vivian Maier  raccoglie gli scatti e i contact sheets della fotografa.

Vivian Maier, photographer

Vivian Maier al Man di Nuoro

Della misteriosa tata fotografa si è parlato molto grazie al documentario Finding Vivian Maier di John Maloof (sopra la versione integrale), nato dal casuale ritrovamento, in una casa d’aste di Chicago, della scatola con i negativi delle sue foto per le strade di Philadelphia e New York. La prima mostra in un museo italiano al Man di Nuoro è l’occasione per conoscere a fondo il suo lavoro. Circa 120 fotografie – e filmati e una serie inedita di provini a contatto – raccontano l’attività della fotografa divisa tra il ruolo di bambinaia per le famiglie bene di New York e Chicago, e la passione per le immagini; e nota anche per l’autoritratto, indagine insistita attraverso il volto imperturbabile, un po’ alla Buster Keaton, messo en abyme o comunque incorniciato dal ‘mondo’. Aldilà della sua indubbia bravura come street photographer – e con le migliaia di scatti rimasti lontani dal esposizioni o libri, Vivian Maier emerge proprio a cominciare dall’ossessione per la documentazione e l’accumulo – l’aspetto più contemporaneo è proprio quello dei suoi autoritratti (un genere che come ricerca ‘femminile’ avrà declinazioni interessanti, come quella metafisica e tragica di Francesca Woodman).  Nella donna eccentrica, schiva e sfuggente, c’era l’esigenza di essere nella scena, sia che fosse un riflesso o un’ombra sul terreno. Silhouette della testimone.

Berlino, mostra di Vivian Maier al Willy Brandt House – Xinhua/Zhang Fan

Vivian Maier al Man di Nuoro

Della misteriosa tata fotografa si è parlato molto grazie al documentario Finding Vivian Maier di John Maloof (sopra la versione integrale), nato dal casuale ritrovamento, in una casa d’aste di Chicago, della scatola con i negativi delle sue foto per le strade di Philadelphia e New York. La prima mostra in un museo italiano al Man di Nuoro è l’occasione per conoscere a fondo il suo lavoro. Circa 120 fotografie – e filmati e una serie inedita di provini a contatto – raccontano l’attività della fotografa divisa tra il ruolo di bambinaia per le famiglie bene di New York e Chicago, e la passione per le immagini; e nota anche per l’autoritratto, indagine insistita attraverso il volto imperturbabile, un po’ alla Buster Keaton, messo en abyme o comunque incorniciato dal ‘mondo’. Aldilà della sua indubbia bravura come street photographer – e con le migliaia di scatti rimasti lontani dal esposizioni o libri, Vivian Maier emerge proprio a cominciare dall’ossessione per la documentazione e l’accumulo – l’aspetto più contemporaneo è proprio quello dei suoi autoritratti (un genere che come ricerca ‘femminile’ avrà declinazioni interessanti, come quella metafisica e tragica di Francesca Woodman).  Nella donna eccentrica, schiva e sfuggente, c’era l’esigenza di essere nella scena, sia che fosse un riflesso o un’ombra sul terreno. Silhouette della testimone.

Berlino, mostra di Vivian Maier al Willy Brandt House – Xinhua/Zhang Fan