Uscire dal paradiso di Photoshop?

Venticinque anni dopo il lancio di Photoshop – il 19 febbraio 1990 da Adobe grazie all’intuizione dei fratelli Thomas e John Knoll – molti preferiscono una realtà alterata e non la realtà come ciò che è. Un programma che ha influenzato in modo potente e profondo i parametri estetici. Una volta scoperto il ‘paradiso’ dell’immagine che toglie le imperfezioni e dà il tono perfetto alle cose, è difficile disintossicarsi. Del resto l’inizio di questo idillio è proprio un paradiso. Una ragazza in topless che guarda una spiaggia da sogno è la prima immagine ritoccata, nel 1988, da John Koll.

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Jennifer in Paradise – foto del co-creatore di Photoshop John Knoll alla futura moglie a Bora Bora

Oggi chi vuole davvero uscire da questo paradiso? L’entusiasmo di artisti e creativi ne ha fatto un must in poco tempo. Ma negli anni – complici alcune celebrities – si è anche sviluppato un movimento culturale contro l’abuso del fotoritocco nei giornali di moda su corpi e volti di modelle e attrici. Molte star sono in prima fila. Cindy Crawford di recente ha stupito tutti apparendo al naturale in una foto, che poi si è scoperto essere lo scarto (trafugato) di un servizio del 2013 per Marie Claire. Certo la moda non rinuncerà facilmente all’immagine plasticata della donna (peraltro modello irraggiungibile di perfezione che può incoraggiare nelle ragazze comportamenti disturbati) che fa così bene pendant con gli oggetti in vetrina. Ma per altri mondi dell’immagine tollerare il ritocco significa toccare una questione etica, togliere credibilità. Non è un caso che un invito al rigore sia arrivato dal più famoso premio di fotogiornalismo, il World Press Photo, che quest’anno ha scartato il 20% delle foto per eccesso di ritocco. Il dibattito all’interno della giuria si era aperto dopo il premio nel 2013 alla foto di Paul Hansen dei due fratellini uccisi a Gaza da un missile israeliano. In quel caso la severità critica sollevata  da molti era sembrata eccessiva, perché quella foto ritrae una disperazione vera, se mai solo sottolineata, e dunque il ritocco riguarderebbe una questione estetica, non etica. E’ anche verò, però che la questione estetica si avvicina a quella etica quando il ‘caricare’ una foto (lavorandola ma senza modificarla) incida comunque sulla percezione della realtà. Susan Sontag in un saggio di alcuni anni fa, Davanti al dolore degli altri, si chiede come reagiamo davanti alla sofferenza, e quanto siamo assuefatti a immagini terrificanti. Secondo la Sontag la reazione ottimale è che la fotografia produca un pensiero critico – dunque non necessariamente empatico e ‘commosso’ – che dovrebbe farci pensare che quella cosa accade davvero, e perché accade, e chi la mette in essere. Ecco il rischio è questo, che ‘caricare’ troppo i contrasti ci renda più manichei nei giudizi, assuefatti alla violenza, indifferenti.

The integrity of the image – World Press Photo 

How People Photoshopped without Photoshop

Il video dei 25 anni di Photoshop – Adobe

Black Gold Hotel – La Mongolia di Michele Palazzi premiata al WPP

«La Mongolia è un Paese che sta cambiando, dove la gente, e soprattutto i giovani, ha lo sguardo puntato verso il futuro, non vuole guardare com’era e com’è, ma come vorrebbe diventare», racconta Michele Palazzi nell’intervista a Chiara Rancati per l’agenzia Ansa. Il senso di sospensione tra il vecchio e il nuovo della società mongola è l’essenza di Black Gold Hotel, progetto premiato al World Press Photo come migliore storia nella categoria Daily life.

Michele Palazzi

Michele Palazzi © Copyright ANSA

«L’idea è nata da una curiosità personale, una ricerca un po’ nostalgica di ciò che sta scomparendo la Mongolia in questi anni vive una crescita economica molto rapida, e i mutamenti che questo genera l’hanno resa la scelta perfetta per vedere come la mentalità contemporanea, capitalista, intacca inesorabilmente il modo di vita tradizionali».

Michele Palazzi

Michele Palazzi © Copyright ANSA

Poi diversi viaggi, nella capitale Ulan Bator e nel deserto dei Gobi, incontrando della società mongola le sue diverse componenti: «Nel deserto ho vissuto il momento emotivamente più forte vivendo con i nomadi e come loro, perché‚ per ritrarli nei loro gesti quotidiani devi unirti al loro lavoro, aiutarli a curare i cammelli, spostarti con loro. E questa condivisione di stile di vita, in un luogo così atipico e lunare, mi ha fatto vedere un barlume di storia, ci ho rivisto una tradizione millenaria». Una prospettiva che si ritroverà anche nel suo prossimo progetto nel Guingzhou, nella Cina del Sud: «La politica di espansione dei centri urbani scelta dal governo cinese porta a uno spopolamento delle aree rurali, un processo che è ormai inarrestabile; quello che vorrei fare è raccontare in immagini questo processo, che sta cambiando la struttura ossea del Paese e del mondo». I premiati del World Press Photo 2015

Michele Palazzi

Michele Palazzi © Copyright ANSA

Michele Palazzi

Michele Palazzi © Copyright ANSA

L’iconico amore gay a San Pietroburgo vince il WPP 2015

Mads Nissen, a Danish staff photographer for the Danish daily newspaper Politiken and represented by Panos Pictures.won the World Press Photo of the Year 2014 contest

ph Mads Nissen/AP

La foto di una coppia di omosessuali in Russia del danese Mads Nissen ha vinto il primo premio del World Press Photo 2015. Mads Nissen ha immortalato Jon e Alex in una camera spoglia di San Pietroburgo, arredata unicamente con una tenda beige scuro. Uno dei due uomini chiude gi occhi mentre l’altro lo osserva teneramente. Il tutto immerso in un chiaroscuro drammatico che dà un’aura scultorea ai due protagonisti. La foto vincente doveva essere estetica, essere di impatto e avere il potenziale di diventare una icona, ha detto Michelle McNally – del NY Times – che ha presieduto la giuria. Dunque il WPP, dopo la foto poetica premiata l’anno scorso, sceglie ancora una volta un’immagine fortemente iconica che ricorda per il suo carattere ‘scultoreo’ la foto premiata nel 2012 (una donna che tiene tra le braccia un parente ferito durante le proteste nello Yemen).

Il ‘buio’ di questo interno russo nella sua opacità di senso è così compensato dal tratto simbolico e metaforico dell’immagine. L’icona resta di moda, ma in questo caso è tanto più potente – anche sul piano mediatico – perché parla di un dramma contemporaneo come l’omofobia.  Un’immagine perfetta sul piano formale ed estetico che rimanda a una realtà sociale molto più ‘sporca’, fatta di sopraffazione e violenza – che si vede qua e là nel reportage di Mads Nissen Homophobia in Russia da cui è tratta la foto vincitrice – in un momento in cui carri armati russi violano i confini. Anche per questo, la tenera intimità strappata alla guerra e al pregiudizio colpisce nel segno.

How This Image Became the Best News Photo of the Year – Time

Il WPP premia Andy Rocchelly, il reporter italiano morto in Ucraina

Tutte le foto premiate – photogallery