La foto più poetica del 2014

stanmeyer

Signal – ph John Stanmeyer

Viaggiatori, migranti, profughi, in fuga dalle guerre, dalla povertà, dal loro destino segnato. Cercano una strada nuova da esplorare e trovano la morte. Mai come in questo periodo la cronaca ci racconta le loro storie infrante in una sciagura. Ecco perché scelgo come foto dell’anno questa, quasi tutta blu come un quadro di Rothko, se non fosse per il baluginio della Luna, e dei cellulari branditi come bussole nella notte. Tanto si è discusso negli anni passati sulle foto ‘icone’ vincitrici del World Press Photo. Quest’anno ha vinto la metafora che restituisce alla fotografia l’anima enigmatica. Molti hanno contestato l’immagine di John Stanmeyer proprio perché non immediatamente chiara e leggibile. La foto dei migranti africani sulle rive della città di Gibuti, mentre nel buio delle loro esistenze cercano un mondo che li accolga – come se fossero alieni catapultati sul nostro pianeta – e alzano i telefonini – gli stessi che noi usiamo per farci i selfie – nel tentativo di catturare un segnale dalla Somalia e ritrovare un baluginio di legame coi parenti già lontanissimi; questa foto è insieme potente e poetica, sofisticata e precisa. “Signal” è una foto aperta al senso in molte direzioni. Persone che viste dal mondo opulento e selfiezzato sembra fotografino la Luna, ma che semmai ‘vogliono la Luna’ (che equivale alla nostra vita di tutti i giorni).

La speranza è in bianco e nero (sfocato)

image

La foto – in bianco nero, sfocata – trasmette ansia, tensione, incertezza. E pure racconta una speranza; che il bambino fatto passare dal padre sotto il filo spinato abbia una nuova vita, raggiunga una dimensione di certezze e calore. Il bianco e nero rende assoluta questa scena drammatica, la trasforma nel paradigma della migrazione.

Erano le tre del mattino e non puoi usare il flash mentre la polizia sta dando la caccia a queste persone. Allora ho dovuto usare solo il chiaro di luna, racconta il fotografo freelance australiano. Luce lunare provvidenziale, che toglie nitidezza e aggiunge pathos.

La foto Speranza di una nuova vita  scattata da Warren Richardson ha vinto il primo premio del World Press Photo.  Lo scatto nella notte del 28 agosto 2015, mentre un gruppo di rifugiati tentava di passare in Ungheria e un bambino passava di mano in mano, sotto il filo spinato della frontiera fra Horgos, in Serbia, e Roszke, in Ungheria. Un’immagine potente per la sua semplicità, ha spiegato il presidente della giuria e direttore foto Francis Kohn: è fra le prime foto che abbiamo visto nel processo di selezione e sapevamo che era una immagine importante.

Con Il premio di quest’anno Wpp asseconda la sua tendenza di far emergere da foto iconica, già notata negli ultimi anni (vedi L’iconico amore gay a San Pietroburgo vince il WPP 2015). Ma oggi il più famoso premio fotogiornalistico al mondo va oltre: lo scatto in bianco e nero, e impreciso nel fuoco, estrae il senso con la stessa vivida pregnanza di un’immagine su un fronte di guerra. Non ci sono estetismi, non c’è retorica, ma solo lo slancio di sopravvivenza nell’oscuro e nemico presente.

WPP 2016 – Tutti i vincitori (due italiani: Francesco Zizola e Dario Mitidieri)

World Press Photo 2015, gli italiani premiati raccontano i loro scatti

World Press Photo 2015, gli italiani premiati raccontano i loro scatti

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f8e3b0ad-fe02-460f-9252-1c9fe10345f3.html?iframe&autoplay=false

TuriCalafato

foto Turi Calafato

Si è aperta al Museo di Roma in Trastevere la mostra World Press Photo 2015, che raccoglie le foto vincitrici del più importante premio mondiale di fotogiornalismo, assegnato lo scorso febbraio.  La fotografia italiana mostra la sua vitalità con ben nove vincitori nelle varie categorie. Cinque dei premiati ci raccontano i loro scatti.

WPP, il caso Troilo – Mads Nissen, l’amore gay a San Pietroburgo