Brahms à la Grimaud

Ci sono musiche nuvola, quelle bianche e tonde delle sonate di Mozart, quelle lunghe e sfilacciate di Ravel e Satie, gli strati neri e pesanti di Beethoven. Quelle di Brahms hanno le lacerazioni delle volte delle chiese, trafitte dal rosso incendio di un raggio di luce che non si capisce mai da dove provenga, dal sole, dall’inferno o dalla speranza. (da Hélène Grimaud, Lezioni private, Bollati Boringhieri, pag.  126)

Hélène Grimaud, Brahms Concertos, Deutsche Grammophone

Variazioni selvagge – BartlebyCafé

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“Sarai il quarto grande B”

Pears, tenore dalla voce considerata strana e secondo qualche critico provvista di una sola nota bella, divenne il primo Peter Grimes, il pescatore violento e crudele che per avidità di denaro distrugge la sua vita e quella dei suoi giovani apprendisti, ossessionato dalla disumanità e dal disprezzo degli altri. Subito si cominciò a confondere il personaggio con il suo autore, e lo stesso Britten lo confermò, lusingato, in un’intervista all’ americano Time: «Il soggetto di Peter Grimes è molto vicino al mio cuore, ed è la lotta dell’ individuo contro le masse: più malvagia è la società, più malvagio è l’ individuo». Britten pensava al suo pacifismo che lo aveva isolato dai compatrioti in guerra, ma un critico spiccio come Andrew Porter concluse che non era il pacifismo a isolare Britten, ma la lotta personale contro la sua omosessualità, rappresentata dai suoi personaggi sessualmente repressi: che nel 1983, a compositore sepolto da anni, fu indicato da un venerato studioso come «l’orribile sestetto», che rappresenta «la visione omosessuale prevalentemente negativa» di Britten. E i sei sono Peter Grimes dell’opera omonima, il capitano Vere e il maestro d’ armi Claggart di Billy Bud, il servitore Quint di Giro di vite, il re degli elfi Oberon di Sogno di una notte di mezza estate, lo scrittore Aschenbach di Morte a Venezia. Dodici opere, tante composizioni per orchestra, inni sacri, canzoni, musica vocale e da camera, Britten era un compositore irrefrenabile, e la sua musica, secondo gli esperti, è impressionistica, neoromantica, eclettica, evita l’avanguardia del suo tempo, è molto raramente atonale, mai dodecafonica, una musica basata su un “progresso conservatore”, che secondo Britten «deve piacere il più possibile alla gente». Ricordi del mare davanti a casa a Lowestoft, nel Suffolk, dell’ infanzia accanto a una madre che amava la musica e gli diceva, «sarai il quarto grande B, dopo Bach, Beethoven, Brahms», incubi di innocenza violata, come era capitato a lui bambino, da parte di un insegnante”. (da Natalia Aspesi, Repubblica, Benjamin Britten un musicista chiamato il quarto B)

Neil Powell, Benjamin Britten – A Life for Music, Hutchinson

Paul Kildea, Benjamin Britten – A Life in the 20th Century, Allen Lane

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Dopo aver festeggiato Verdi e Wagner, Antonio Pappano nel centenario della nascita di Benjamin Britten dirige, in apertura di stagione, l’opera più famosa del compositore inglese: Peter Grimes L’opera, in un prologo e tre atti, è tratta dal poema The Borough di George Crabbe e racconta la vicenda, ambientata in un piccolo borgo sulla costa inglese, di un rozzo pescatore accusato ingiustamente dell’omicidio del suo giovane mozzo. La prima esecuzione, il 7 giugno 1945 alla Sadler’s Wells Opera Company di Londra, fu un trionfo, Britten divenne improvvisamente famoso e fu considerato il nuovo paladino della musica inglese. La rappresentazione del Peter Grimes, in una Londra gravemente ferita dalla guerra, riposizionò la musica inglese sulla scena internazionale dopo anni in cui aveva dominato un atteggiamento conservatore. Il momento politico cruciale caricò Peter Grimes di un immenso valore simbolico. Le recensioni dell’epoca lo definirono come un opera ‘di genio’, ‘imponente e originale’, ‘sorprendente’. Le convenzioni operistiche ottocentesche sono adottate da Britten per raccontare un dramma che contiene in sé la grandezza del mare e la chiusura di un piccolo borgo nel quale si consuma una tragedia che nessuno tenta di impedire.