Monk/Murakami

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murakamiUno dei miei jazzisti preferiti di tutti i tempi  è Thelonious Monk. Una volta qualcuno gli chiese come fosse riuscito a ottenere un certo suono speciale dal pianoforte. Monk indicò la tastiera e disse: “Non può essere una nuova nota. Quando si guarda la tastiera, tutte le note ci sono già. Ma ogni singola nota può suonare in modi diversi. Devi scegliere la nota che  davvero vuoi! ” Ricordo spesso queste parole quando scrivo, e penso tra me e me, “E ‘vero. Non ci sono parole nuove. Il nostro compito è quello di dare nuovi significati e connotazioni particolari alle parole assolutamente normali. “Trovo il pensiero rassicurante. Ciò significa che vaste distese sconosciute si trovano ancora davanti a noi, territori fertili che aspettano solo  noi per coltivarli. (H. Murakami, The New York Times)

jazzHaruki Murakami, Ritratti in jazz, Einaudi

T. Monk Bombs in Paris in 1954, Then Makes a Triumphant return in 1969

Bergman’s dream

Quando il film non è un documento, è un sogno. Per questo Tarkovskij è il più grande di tutti. Lui si muove con assoluta sicurezza nello spazio dei sogni, lui non spiega e, del resto, cosa dovrebbe spiegare? E’ un osservatore che è riuscito a rappresentare le sue visioni facendo uso del più pesante e del più duttile dei media. Per tutta la mia vita ho bussato alla porta di quegli spazi in cui lui si muove con tanta sicurezza. Solo qualche volta sono riuscito a intrufolarmi dentro. I miei tentativi coscienti hanno avuto quasi sempre come risultato dei penosi insuccessi: L’uovo del serpente, L’adultera, L’immagine allo specchio ecc. Fellini, Kurosawa e Bunuel si muovono nello stesso mondo di Tarkovskij. Antonioni era sulla stessa strada ma cadde sopraffatto dalla propria noiosità. Melies vi si trovò sempre senza bisogno di rifletterci sopra. Era un mago di professione. Film come sogno, film come musica. Nessun’altra arte come il cinema va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare nel profondo della nostra anima, sfiorando soltanto la nostra coscienza diurna. Un nulla del nostro nervo ottico, uno shock: ventiquattro quadratini illuminati al secondo, e tra di essi il buio. (…)

In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l’enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà. (da Ingmar Bergman, La lanterna magica, Garzanti)

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